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Nel seguire la storia del digitale, non possiamo non fare un salto di qualità e parlare di eugene goodman: la prima chatbox a superare il test di Turing. A realizzare il progetto Vladimir Veselov e Eugene Demchenko, due programmatori russi che si sono già distinti in diverse competizioni informatiche.

Ora, non mi soffermerei sul successo tecnico in sé, visto che comunque non sapremmo entrare nel merito, ma spenderei poche parole sul significato filosofico.

Da sempre la letteratura di fantascienza (uno per il tutti Isaac Asimov) ha immaginato macchine intelligenti in grado di comprendere il linguaggio umano e di pensare autonomamente.

Fino ad oggi questo non era stato possibile da realizzare tecnicamente nonostante le lunghe ricerche sull’intelligenza artificiale che ha una storia lunga e affascinantissima.

Ora iniziamo ad intravvedere uno spiraglio. Una macchina che riesce ad ingannare uomini e computer e far credere di essere un uomo.

La base filosofica di tutto questo non può che essere ritrovata nell’affermazione di McLuhan secondo la quale “il computer non è altro che un media: l’estensione del sistema nervoso”, e quindi delle sue funzioni.

Oggi, dopo più di 40 anni da quella affermazione ne vediamo i risultati tecnici. Quale che sia l’evoluzione di questo successo, ad oggi acclamato come puro trionfo tecnologico, è difficile da prevedere. Ma probabilmente possiamo immaginare che Eugene Goostman (questo è il nome della chatbot) si evolverà dai suoi anni attuali (13 anni) ad un’età superiore, l’età adulta.

Ma l’uomo non è fatto solo di pensiero. E’ fatto anche da un sistema immaginifico. Ed etico. Il comune 01 che unisce il nostro sistema nervoso con la macchina, ci accomunerà anche in questo? E oltre che la sintesi del pensiero e dell’opinione, potremo sintetizzare anche l’etica? E il sogno? E l’immaginazione?


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