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COSA C’E’ ALLE ORIGINI DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE? IL SOGNO DEL “POTENZIAMENTO UMANO”

Lo spazio per l’evoluzione della rivoluzione digitale, inizia da un dubbio che mano a mano attraversò la mente di alcuni grandi intellettuali dal tardo umanesimo in poi. Ovvero che la natura non fosse governata da leggi insondabili, magiche o sacre. Ma che che invece fosse governata da un ordine razionale e da leggi causali e matematiche.

La rivoluzione scientifica

Questa viene chiamata la “rivoluzione scientifica”, e ha inizio intorno al XVI secolo ed è la madre di tutte le rivoluzioni successive e più recenti, note come “rivoluzioni industriali”.

Questo perché compie l’azione più importante tra tutte, ovvero l’operazione culturale in grado di “cambiare” il modo di vedere le cose: la scienza diviene uno strumento del quale servirsi per ampliare le conoscenze dell’uomo sulla natura e piegarla al proprio vantaggio.

Questo passaggio definisce la definitiva separazione della “scienza” dalla “filosofia”. E fa di Galileo, che vede nel binomio “matematica-esperimento” il fondamento del metodo scientifico, la prima figura professionale vicina a ciò che noi oggi associamo al termine “scienziato”.

Il metodo-scientifico è stato (ed è ancora) di fatto la stella polare che dal XVI secolo in poi ha orientato lo sviluppo della conoscenza umana nel tentativo di conoscere e dominare la natura per asservirla agli obiettivi dell’uomo stesso. Infatti mentre l’umanesimo aveva già assolto al ruolo di mettere “l’uomo al centro del cosmo”, l’illuminismo aveva continuato la partita promuovendo scienza e ragione come strumenti fondamentali dell’agire umano.

La macchina e il sogno del potenziamento umano

E’ proprio questa “weltanshauung” che fa nascere il concetto di “potenziamento umano” nella sua concezione originale (ovvero come uso delle scienze allo scopo di permettere all’uomo di superare i propri limiti pischici e fisici), concezione che oggi si esprime in movimenti estremi come il “transumanesimo” ma che non sono oggetto della nostra indagine.

La ricerca del “potenziamento” (più o meno consapevole) si esprime nell’attenzione che la scienza dedica alla macchina come strumento di “espansore” delle facoltà umane.

Da wikipedia:

“Il termine macchina designa un insieme di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro, dotati di azionatori, circuiti di comando e connessi solidalmente allo scopo di adempiere un’azione ben determinata, capace di compiere lavoro attraverso una forza di natura diversa da quella degli animali, determinando o potenziando le capacità umane.”

(link: https://it.wikipedia.org/wiki/Macchina)

Facendo un parallelismo con la riflessione di Marshall McLuhan, per la quale la storia dei media rappresenta l’espansione progressiva dei sensi umani, la macchina allora rappresenta l’espansione e il potenziamento del suo corpo e della mente. E la storia della macchina, è rappresentata dal succedersi dalle “rivoluzioni industriali”.

Le rivoluzioni industriali

E’ proprio su questa ricerca di “potenziamento” assolta dalla “macchina” che si costruisce la storia delle rivoluzioni industriali.

La prima rivoluzione industriale comportò una profonda ed irreversibile trasformazione che parte dal sistema produttivo fino a coinvolgere il sistema economico nel suo insieme e l’intero sistema sociale. E la principale protagonista di questa trasformazione (in parte causa, in parte conseguenza) fu la “macchina”.

L’interesse per il metodo scientifico e l’interesse conseguente per i materiali e le loro proprietà  i metodi di lavorazione si sviluppò dal XVI secolo al XVIII soprattutto nel contesto dell’Inghilterra della seconda metà del ‘700 provocando la nascita dell’industria.

Perché proprio in UK? Perché il Regno Unito si trovava in una condizione particolarmente favorevole per un incrocio di diversi fattori: la ricchezza della nazione grazie all’imperialismo fiorente, la presenza di trasporti più sviluppati che nel resto d’Europa, la presenza di un mercato interno particolarmente attivo dove la domanda aumentava e spingeva la ricerca di tecniche in grado di aumentare la produzione di beni e infine, la religione protestante che attribuiva una grande importanza all’iniziativa privata e una conseguente predisposizione della comunità a condividere tutto ciò che provocasse il progresso materiale.

Tutte queste condizioni consentirono alle conoscenze scientifiche di tramutarsi in conoscenze tecniche e tecnologiche, finché esse cominciarono ad essere applicate nelle prime fabbriche tessili e nell’industria siderurgica per una produzione di ferro ed acciaio che non ebbe paragoni nella precedente storia dell’umanità.

E’ in questa fase, proprio per un’esigenza del mercato in cui la domanda aumenta ed era necessaria aumentare l’offerta, che si verifica l’esigenza di trovare un modo di superare la capacità produttiva dell’uomo. E la macchina è stata la risposta alla necessità.

In questa prima fase la macchina potenzia le capacità “muscolari” dell’uomo. Supplisce ad esigenze di “maggior velocità” per produrre più velocemente, “maggior forza” per compiere manipolazioni e spostamenti avanzati. Chiameremo quindi questa fase della macchina, la fase “muscolare” della macchina. La macchina è espansione dei “muscoli” dell’essere umano.

La seconda rivoluzione industriale viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio. In questa fase la macchina sostituisce facoltà fisiche dell’uomo non compiute dai suoi muscoli (e quindi dalla forza meccanica) ma dal suo sistema nervoso (per altro, pervaso da elettricità).

Le lavorazioni che queste macchine sono infatti in grado di eseguire sono basate da forze “invisibili” sebbene ancora “materiali” ed evidenti nel loro “output”, esattamente come lo sono quelle esercitate dal sistema nervoso periferico. Qualche esempio? L’elettrolisi, la cromatura, l’energia per spostamento di elettroni…

E’ in quella che viene definita la “terza” rivoluzione industriale (in cui viene inserita una “quarta”) che le cose cambiano in modo importante. La terza rivoluzione viene collocata intorno agli anni ‘70, (il tentativo di racchiudere una circuitazione sempre più complessa in contenitori sempre più piccoli portò in un solo decennio nel 1958 allo sviluppo del circuito integrato, vale a dire un circuito stampato in una sola lamina di silicio) e viene “accesa” dall’introduzione sul mercato dell’informatica e delle telecomunicazioni. La terza viene suddivisa o si sovrappone ad una quarta basata sull’evoluzione del nucleare.

E’ interessante notare come la terza rivoluzione e la quarta rivoluzione, vedono la “macchina” evolvere coinvolgendo gli elementi fondamentali del suo creatore:

  • il corpo: con la scoperta dell’atomo
  • il pensiero: con l’invenzione del processore

Con queste due rivoluzioni (atomo e processore) che di fatto fondano l’età contemporanea, la macchina potenzia le caratteristiche soft (e fondamentali) dell’uomo come il pensiero e la comunicazione.

La “quinta rivoluzione industriale” è un tema ad oggi affrontato nella letteratura contemporanea e questo tipo di stadio dell’industria viene identificato con il mercato dei Big data e degli algoritmi che regolano il funzionamento di interi mercati. Dati raccolti, elaborati e in parte lavorati e valutati da macchine (computer). E’ come se la macchina fosse uscita dalla sua dimensione “fisica” per identificarsi con le sue “funzioni”. Cosa resa possibile dalla tecnologia di rete.

E’ difficile prevedere le evoluzioni della macchina al prossimo stadio. Si potrebbe facilmente immaginare che il prossimo stadio della macchina sia rappresentato dalla macchina “cosciente”, con una convergenza di elementi “muscolari”, “nervosi”, e di “pensiero” divenendo pienamente “senziente”.

L’evoluzione in questo senso è semplice da intuire se ci focalizziamo sull’interesse crescente nel campo dell’Intelligenza artificiale (ad oggi in grado di compiere scelte semplici come cambiare il modo di compiere un’azione per raggiungere un’obiettivo in modo efficace), della robotica (ad oggi solide nella produzione di macchine in grado di essere indipendenti nella deambulazione e nello spostamento), dell’internet of things (domotica, formati pubblicitari connessi/spia…), e dei connected wearables (smart watches, tessuti con sensori…)

Quello che è certo è che la macchina avrà una presenza pervasiva, continua, intelligente – in modo avanzato (probabilmente con funzioni senzienti e autocoscienti) – nella vita umana.

L’impatto che la macchina ha avuto sul lavoro è stato importantissimo. Non ha svolto solo un ruolo di supporto nei confronto delle funzioni umane, ma ha instaurato con l’uomo una relazione di scambio delle logiche e ha modificato la sua vita e il suo modo di vederla e vedersi una volta per tutte. Se pensiamo all’impatto che la macchina al suo stadio “muscolare” è riuscita ad instaurare, ci accorgeremmo di come è stato fondamentale nella definizione delle caratteristiche della società contemporanea. Lo diciamo pensando a due degli elementi che la macchina ha imposto da subito:

  • la razionalizzazione del lavoro
  • la creazione del concetto di “standard”

Polvere digitale

Non c’è motivo di pensare che questo “scambio” non sia avvenuto e tutt’oggi non avvenga anche nella macchina a stadi di evoluzione più avanzata. Nel considerare l’evoluzione della macchina non a “compartimenti stagni” ma come un “continuum” dove nulla si distrugge e si sostituisce, ma semplicemente evolve e in parte perdura (a pensarci con attenzione, molte macchine, soprattutto nel campo delle industrie pesanti sono rimaste al loro stadio “muscolare”, senza evolversi e anzi permanendo fino ai nostri giorni) potremmo dire che questo scambio sia avvenuto in tutti gli stadi e che proprio su questo scambio si è basata l’evoluzione della società contemporanea. E proprio indagando questo scambio potrebbe essere facile molto facile risalire alle caratteristiche della società contemporanea.

Ed è per questo che pensiamo che il digitale dalla terza rivoluzione industriale si sia lentamente diffuso in ogni ambito dell’uomo influenzandolo (nelle attività e addirittura nelle facoltà) laciando dietro di sè una sorta di polvere “digitale”.

E noi vogliamo scoprire dove nel tempo si è posata questa polvere.

#polveredigitale


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